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Un’americana a Roma Italiano / Languages / Le esperienze delle mamme
Rachel Simpson, Marblehead, Massachusetts, USA
Traduzione di Patrizia Lombari, Revisione di Misha Laudicina e Carla Scarsi
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Le vacanze romane con la mia famiglia 

In Italia e in altre parti del mondo esiste la “transumanza” (parola usata in italiano nel testo originale, ndt.). È un termine italiano che indica il percorso che i pastori fanno due volte l’anno dagli altipiani verso le valli e viceversa, insieme ai propri capi di bestiame. Letteralmente significa “attraversare la terra”. Ogni anno, grossomodo per 12 anni, la nostra famiglia ha fatto un simile percorso, sebbene ci fosse l’Oceano di mezzo, per poter vivere parte della nostra vita in Italia in modo da avere scambi culturali, imparare la lingua, avere una crescita formativa e mostrare ai nostri figli uno stile di vita diverso da quello del Massachusetts, negli USA.

an-american-in-romeNel rispettare questa tradizione vi sono state difficoltà ma anche gratificazioni. Essendo mamma di tre bambini piccoli, migrare in Italia con loro in branco con fasce, passeggini o “incinta” (parola usata in italiano nel testo originale, ndt.), è stata un’opportunità per osservare somiglianze e differenze tra le famiglie e le tradizioni Italiane e Americane. In tutti questi anni una costante per me è stata La Leche League International, ed ho potuto essere testimone di come questa straordinaria organizzazione supporti le madri nel loro viaggio, ovunque esso le porti.

I nostri figli hanno 12, 9 e 7 anni. Per i bambini non c’è opportunità migliore che imparare una lingua straniera nei preziosi primi anni. I nostri viaggi non sono iniziati con l’idea di formare piccoli cittadini del mondo, ma piuttosto con il desiderio di dar loro l’opportunità di arricchirsi la vita trascorrendo del tempo all’estero. Come mamma, come Consulente de La Leche League e come IBCLC, ho un grande interesse personale a conoscere le abitudini dell’allattamento e gli stili educativi in tutte le culture.

In quest’ultimo decennio, mentre allattavo i miei bambini, è stato molto difficile vedere in Italia qualche altra mamma allattare in pubblico. A quei tempi le nonne facevano teneri cenni d’intesa, mentre altri dicevano che il mio latte non era sufficiente per la loro età. Generalmente le nonne più anziane sono maggiormente inclini ad accettare l’allattamento dato che non hanno subito la pressione alla nutrizione artificiale che c’è stata tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’60. Nel 2003 non esistevano APP che mi potessero indicare luoghi dove avrei potuto allattare, o ristoranti nei quali fossero a disposizione fasciatoi. La mia risorsa è stata La Leche League International. Il gruppo Inglese di Roma mi è stato di grande conforto poiché al suo interno sono presenti molti altri statunitensi. L’andamento dei loro incontri è molto simile a quello dei gruppi che io ho frequentato delle regioni del nord-est negli Stati Uniti. LLL è stata il mio sostegno emotivo su cui ho potuto contare nei periodi in cui ero con i miei piccoli in una città straniera. Persino l’espressione “molte madri hanno trovato che”, il linguaggio comune delle Consulenti, mi ha dato la sensazione di essere a casa.

american-in-romeNei nostri anni passati a Roma ho fatto parte di questo gruppo de LLL, come madre, come tirocinante, come Consulente e infine come IBCLC. Mi piace tornare anno dopo anno e vedere bambini nuovi! Oggi vedo molte madri che si fermano per un caffè, con le borse nei passeggini, mentre allattano i loro bambini. Generalmente i bambini e i seni sono scoperti. È così importante che le ragazze giovani (inclusa mia figlia) vedano situazioni come questa. Ora le mie ragazze mi avvertono ogni volta che vedono una mamma allattare! Ne capiscono l’importanza e questo è un primo passo fondamentale per loro. Per la prima volta ieri, in momenti differenti della giornata, ho visto due eleganti mamme Italiane con i loro bimbi grandicelli nella fascia, mentre andavano e tornavano dal lavoro. Generalmente si vedono portati in fascia bambini molto piccoli (non bimbi grandicelli).

I dati provenienti dall’ISTAT dicono che il numero delle mamme che allattano dall’81.1% del 2000 è sceso all’80.3% nel 2005 ma è risalito all’85.5% nel 2013. Anche la durata media dell’allattamento (NON esclusivo, ndt.) è cresciuta, da 6.2 mesi nel 2000, a 7.3 nel 2005, fino a 8.3 nel 2013. La media di mesi di allattamento esclusivo è stata 4.1, sebbene ci siano importanti differenze a livello regionale: il valore più alto è stato 5 mesi nella provincia di Trento e quello più basso 3.5 in Sicilia. Il tasso di donne che allattano è più alto tra le cittadine straniere (89.4% vs 84.6% delle donne italiane), così come la durata dell’allattamento, che è risultata 9.2 mesi in media tra le mamme straniere e 8.1 tra le mamme italiane (1, 2).

Provo un nuovo senso di responsabilità essendo stata testimone dell’influenza delle pratiche di cure parentali statunitensi nel mondo. Ho visto una madre iraniana in lacrime condividere la sua storia ed il proprio senso di colpa per aver seguito i consigli del Dr. Spock. “Baby and Child Care”, del 1946 (con revisioni in nove edizioni fino al 2012), di cui Spock era l’autore, ha venduto 50 milioni di copie e raccomandava di nutrire i bambini rigorosamente ad orario. Questa madre aveva lasciato la sua bambina piangere per ore nella culla. C’è bisogno di fare molto meglio proprio perché la nostra è una nazione che può influenzare profondamente le altre nazioni del mondo. Sono profondamente convinta che sia necessario riportare l’allattamento ad essere considerato una pratica normale, affinché le donne di tutto il mondo possano riscoprire le proprie pratiche culturali. Queste includono il parto naturale (il tasso dei cesarei nel mondo è alto e tende ad aumentare), seguire una dieta più adatta al proprio paese (no ai fast food), e sapere come allattare per aver visto altre donne farlo.

L’etimologia del termine “taglio cesareo” deriva dall’imperatore romano Cesare ed era eseguito ai tempi dei Romani quando una donna aveva superato i dieci mesi di gravidanza o stava per morire. Le donne non sopravvivevano mai all’operazione. Le moderne tecnologie salvano vite ma il tasso dei tagli cesarei è inutilmente alto. Nello stesso periodo in cui il Dr. Spock scriveva il suo libro altri “dottori hanno esacerbato percezioni erronee riguardo all’allattamento e hanno iniziato a diffondere disinformazione sui suoi presunti effetti negativi sulla salute materna; per esempio nelle madri che allattano la vista sarebbe diminuita, i denti si sarebbero danneggiati, sarebbero aumentate di peso. In contemporanea, il parto è diventato una procedura fortemente medicalizzata, specialmente nel Nord del Paese. Ciò ha portato il tasso dei tagli cesarei in Italia al 40%[1] odierno. Poiché al Nord il processo di medicalizzazione ha raggiunto il suo culmine, adesso assistiamo ad un ritorno al parto naturale. Invece nell’Italia meridionale, dove l’intervento medico è arrivato più tardi, i cesarei prosperano con un tasso del 60% fino a raggiungere l’80% in alcune zone” (3).

MothersStories_AnAmericanInRome_Rachel-SimpsonLe ultime due generazioni sono state testimoni di un’enorme operazione di marketing a favore della formula artificiale sebbene fortunatamente ora si stia assistendo ad un’inversione di tendenza. I produttori di formula artificiale e alimenti per lattanti stavano diffondendo i loro prodotti in tutto il mondo scatenando il caos nelle società. Nutrire i bambini con il latte materno andava contro questo nuovo orientamento della “medicina”.

La rivoluzione femminista iniziò parallelamente all’invasione delle prime aziende multinazionali subito dopo il 1968 e negli anni successivi. Questa combinazione è stata letale per l’allattamento in Italia. Allattare cominciò ad essere considerato superato, un retaggio del passato, qualcosa che una donna istruita non avrebbe scelto. Le differenze economiche tra Nord, Centro e Sud Italia sono molto forti, per questo motivo le percezioni sull’allattamento e il parto variano da regione a regione. Siccome le regioni del Nord hanno maggior benessere e sono maggiormente industrializzate rispetto a quelle del Sud, questa ondata anti-allattamento si diffuse prima al Nord.” (3)

Dopo un recente incontro LLL a Roma, la figlia della madre iraniana che ho ricordato prima, mi ha avvicinato per chiedermi aiuto al momento della nascita della sua bambina a luglio. Le ho detto che non sarei stata in Italia in quella data, ma le ho promesso che ci saremmo tenute in contatto per e-mail e che l’avrei aiutata nel migliore dei modi sfruttando il mio doppio ruolo professionale, come IBCLC, e volontario, come Consulente LLL, in modo da cambiare gradualmente la cultura del parto e dell’allattamento per le future mamme come lei.

Bibliografia

(1) ISTAT, “Pregnancy, childbirth and breastfeeding in Italy 2013

(2) ISTAT, “Gravidanza, parto e allattamento al seno Anno 2013

(3) Siliquin, B. “Breasts are for Babies? Perceptions of Breastfeeding in Italy”. In Culture Parent, June 2011

[1] Secondo i dati più recenti (2013), il tasso dei tagli cesarei in Italia è 36,3%. http://www.istat.it/it/archivio/141431 pag 17(NdT) (2).


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