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Con quale frequenza realmente l’allattamento fallisce? Italiano / Languages / Le esperienze delle mamme
Pamela Morrison, IBCLC, West Sussex, UK
Photo: Janet Fotheringham
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Immaginate che nel mondo sia stato inventato un nuovo “fantastico prodotto” per nutrire ed immunizzare ogni singolo nato sulla Terra. Immaginate anche che sia disponibile ovunque, che non richieda magazzini o trasporti – e che aiuti le madri a pianificare le loro famiglie e a ridurre il rischio di cancro… Quindi immaginate che il mondo si rifiutasse di usarlo… Questo scenario non è, ahimé, finzione. Il “fantastico prodotto” è il latte materno, disponibile per tutti noi sin dalla nascita, eppure non lo stiamo usando.
UNICEF, 1991

Quando gli amici e i ben intenzionati mi chiedevano come avessi intenzione di nutrire il mio primo bambino, rispondevo sempre, “Proverò ad allattare”. Nonostante tutte le difficoltà, i miei bambini sono cresciuti bene con l’allattamento esclusivo, inclusi i gemelli a sorpresa che arrivarono il giorno successivo alla nascita del nostro primo figlio ad esattamente cinque anni di distanza

Se potrò…
Perché pensavo che avrei potuto non essere in grado di allattare?

La ricerca mostra che le madri con meno sicurezza in sé tendono ad abbandonare presto l’allattamento [1]. Il “latte insufficiente” è il motivo più comune per il quale  le neomamme riferiscono di aver smesso di allattare [2]  e il seguente tipo di informazione “prosciuga-autostima” è un tipico esempio di ciò che viene detto ai  neogenitori:

“Benché gli esperti credano che il latte materno sia la miglior scelta nutrizionale per i neonati, l’allattamento può non essere possibile per tutte le donne. Per molte, la decisione di allattare o di alimentare con formula si basa sul proprio livello di comfort, sullo stile di vita, e su situazioni mediche specifiche. Per le madri che sono incapaci di allattare o che decidono di non farlo, la formula per neonati è una alternativa salutare. La formula fornisce ai bambini i nutrienti di cui hanno bisogno per crescere bene [3]”.

Il costo del non allattare

Considerando che la ricerca attuale dimostra i maggiori rischi di mortalità, allergia, malattia, e successive malattie non trasmissibili associati con l’uso dei sostituti del latte materno, [4] è inaccettabile che solo l’1% dei bambini britannici oggi sia allattato esclusivamente per i primi sei mesi secondo le raccomandazioni globali. Un tasso così elevato di fallimento dell’allattamento ha anche un costo economico. Se il 90% delle famiglie statunitensi potesse adeguarsi alle raccomandazioni mediche di allattare i loro neonati esclusivamente per sei mesi, gli Stati Uniti risparmierebbero 13 miliardi di dollari all’anno e preverrebbero  911 morti [5].

Un’analisi statunitense del 2013 sui costi delle malattie materne associate con un allattamento subottimale ha riscontrato che se il 90% delle madri fosse in grado di allattare per almeno un anno dopo ciascuna nascita, rispetto ai tassi di allattamento attuali, questo porterebbe a un risparmio di 17,4 miliardi di dollari dovuti a morti premature, 733,7 milioni di dollari di costi diretti e 126,1 milioni di costi indiretti di morbilità associata con il cancro al seno, il cancro alle ovaie in pre-menopausa, l’ipertensione, il diabete mellito di tipo 2 e l’infarto miocardico [6].

Nel Regno Unito, l’UNICEF ha commissionato un rapporto, pubblicato nel 2012 [7], per esaminare come tassi crescenti di allattamento potrebbero far risparmiare denaro migliorando gli esiti di salute. Si è visto che incrementi moderati nell’allattamento potrebbero evitare decine di migliaia di ricoveri ospedalieri e consulti dal medico di base per sole cinque infezioni infantili comuni, e da ultimo si tradurrebbero in un risparmio di costi per il Servizio Sanitario Nazionale di 40 milioni di sterline.

Nel gennaio 2016  The Lancet Breastfeeding Series Global Launch  ha diffuso i risultati della più vasta  ricerca  mai condotta sugli effetti dell’allattamento. Incrementare i tassi di allattamento nel mondo  potrebbe prevenire più di 800.000 morti infantili e 20.000 morti per cancro al seno ogni anno. Non riuscire ad allattare costa all’economia globale circa 302 miliardi di dollari ogni anno [7a].

James Akre, nel suo libro, The Problem with Breastfeeding: a personal reflection [8] sostiene che tutte le mamme amano i loro bambini e vogliono il meglio per loro, ma sono le comunità intere che allattano, e il detto “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino” resta vero ovunque noi viviamo. Akre ipotizza che se le donne irlandesi (che hanno le percentuali  di avvio dell’allattamento minime nel mondo  [9],al 45%) vivessero in Svezia, dove i tassi di allattamento sono alti, anche la maggior parte di loro allatterebbe.

Cosa è normale?

In termini globali, allattare è normale, e dal momento che solo l’8% dei bambini del mondo nasce in Paesi dove l’alimentazione col biberon è la norma culturale [10] si  potrebbe descrivere l’alimentazione col biberon come una “pratica tradizionale dannosa di una minoranza”, come definito nella Dichiarazione degli Innocenti [11] In contesti di scarsità di risorse si considera che  le neomadri non abbiano scelta su come alimentare i loro bambini, poiché non allattare metterebbe a rischio la salute e la sopravvivenza del neonato. Anche alcune credenze e tabù culturali assicurano che l’allattamento continui ad essere praticato. L’allattamento, spesso raffigurato con reverenza, non è solo un dovere ed un privilegio, ma anche un segno di fedeltà sessuale. Partorendo ed allevando dei figli, lo status di una donna nella società viene accresciuto. Allattando i suoi bambini, una donna dimostra a suo marito, alla famiglia e agli amici di essere una buona moglie e madre.

Il 5% di tutte le madri?

Quindi, quanto frequentemente fallisce, in realtà, l’allattamento?

Nelle sofisticate società emancipate dell’Occidente e del Nord del mondo, è stato suggerito che il 5% delle madri sia incapace di produrre abbastanza latte  per nutrire i propri figli al seno. Autori noti che hanno fatto riferimento aneddoticamente alla cifra del 5% includono Dana Rafael [12] nel 1955 e Marianne Neifert[13] nel 1983, ma una ricerca nella letteratura scientifica non riesce a risalire a nessuno studio originario per documentarla o corroborarla. Betty Crase, una Consulente de La Leche League ed ex direttrice del LLLI’s Center for Breastfeeding Information , rintracciò definitivamente l’origine della cifra del 5% ad un commento in una presentazione d’apertura fatta dal Dott. J.C. Spence, membro del Royal College of Physicians (traduzione della sigla FRCP NdT), al Congresso annuale della British Medical Association a Plymouth, nel 1938 [14]. Ciò che Betty scoprì fu che da allora tutti avevano semplicemente citato chiunque altro avesse usato quel numero. I ricercatori o gli autori negli anni ’80 o ’90, per esempio, semplicemente citavano Neifert. Betty concluse che in ogni caso in cui si citi un numero preciso, si dà l’impressione che dietro il numero ci sia della ricerca. In questo caso, non c’era alcuna ricerca, solo un commento in un discorso di un medico ad un prestigioso convegno medico. Il 5% aveva assunto vita propria[15].

Nella realtà, la fisiologia della lattogenesi (la produzione del latte materno) è molto più rassicurante. Durante l’inizio della gravidanza, ormoni tra cui il progesterone, prodotti dalla placenta, che è tessuto fetale, causano la proliferazione delle cellule produttrici del latte nel seno della madre. Quindi, il bambino è responsabile di generare la propria futura fonte di nutrimento dopo la nascita e i seni sono pronti a produrre latte in qualsiasi momento dopo la 16ma settimana di gravidanza.

Prima della nascita, il progesterone agisce come un freno sulla produzione di latte. In seguito, l’improvviso crollo del progesterone che segue il secondamento porta i seni ad iniziare a produrre grandi quantità di latte.

O lo usi, o lo perdi

Tra la quarta e la nona giornata dopo il parto, i seni produrranno 400-750 ml di latte al giorno, indipendentemente dal fatto che la madre abbia deciso di allattare o no. È il drenaggio frequente e completo del latte dal seno che mantiene una sintesi continua del latte. Questo è il periodo più critico nel percorso di lattazione di una donna. Se il latte non viene rimosso, delle speciali proteine del latte segnalano alle cellule di produrre meno latte. Una sovra-pienezza protratta (chiamata ingorgo) può ridurre drasticamente la produzione ininterrotta di latte entro soli quattro giorni. Questo è il modo in cui  la Natura assicura che non ci siano sprechi. “O lo usi o lo perdi” è il principio di cui le neomamme devono essere consapevoli.

Se il neonato è sonnolento, o non può attaccarsi e poppare efficacemente, o se i seni divengono troppo pieni per qualsivoglia ragione, le madri hanno bisogno di assistenza pronta ed esperta per estrarre il latte in eccesso consentendo di preservare la futura produzione di latte. Se il neonato è troppo prematuro o troppo malato per poppare al seno, si  può insegnare alla madre come fornirgli il proprio latte tirato/estratto finché lui non sia cresciuto abbastanza.

Nella mia pratica di Consulente Professionale in Allattamento (IBCLC), dopo aver escluso cause note di lattogenesi ritardata (come una tiroide ipo-attiva, una emorragia post partum, o ritenzione di frammenti placentari), e dopo aver applicato le migliori tecniche di gestione della lattazione, ho documentato che solo una neomamma su mille (0,1%) semplicemente non produce affatto latte. Per la madre che voleva allattare, questa è una delusione che spezza il cuore. Fortunatamente, è molto, molto rara.

Molto più comunemente, la madre riceve informazioni obsolete ed aiuto inadeguato e finisce per credere di essere stata – come così tante delle sue amiche che hanno avuto esperienze negative simili –  incapace di allattare.

La decisione di allattare

Nelle sofisticate società in cui la formula per neonati è allo stesso tempo  facilmente accessibile e socialmente accettabile, dove il valore del latte materno è banalizzato, e dove ci sono acqua pulita e cure mediche esperte per curare il maggiore numero di infezioni alle quali un bambino alimentato al biberon può aspettarsi di andare incontro, le madri che stanno lottando per allattare possono ricevere forti pressioni dalla famiglia, dai conoscenti, o perfino da operatori sanitari meno informati, affinché passi al biberon. Spesso queste madri diventano molto difensive poiché, piuttosto che confrontarsi con il fallimento o accettare che loro stesse sono state tradite da una scarsa rete di supporto, cercano di giustificare razionalmente una decisione di non allattare.

Un crescente numero di articoli, siti di reti di supporto sociale, blog, libri e video, che rivendica la scelta delle madri di usare la formula, testimonia l’amarezza, la delusione e la forza dei sentimenti generati dal fallimento nella riuscita dell’allattamento  [16], [17], [18], [19], [20].

La rabbia viene talvolta diretta verso i sostenitori dell’allattamento, che possono essere etichettati come “Fanatici”, “Lattivisti”, “Oltranziste del capezzolo”, o “Talebani dell’allattamento”. Di conseguenza spesso c’è una notevole disapprovazione sociale correlata alla promozione dell’allattamento, abbinata ad un vero e proprio timore  di alimentare sensi di colpa materni. Molti consulenti in allattamento ci tengono in particolare a giustificare razionalmente l’alimentazione con formula difendendo il diritto della donna a disporre liberamente del proprio corpo.

Una madre può realmente credere che, quando l’allattamento è difficile, il suo benessere emotivo sia più importante della salute del suo bambino:

“Quando tutta l’attenzione si focalizza su ciò che ‘è meglio per il bambino’, svalutiamo le madri e il loro benessere fisico ed emotivo. Io sono stata più felice, più rilassata e meno stressata quando sono passata alla formula con il mio figlio maggiore. Questo è importante da riconoscere, anche se mi sparano addosso per questo. Ero più felice. E questa è stata decisamente la cosa migliore per i miei bambini” [21].

“Tutto ciò che dare formula ‘senza paura’ significa per me, è che ti senti di aver fatto la miglior scelta per la tua famiglia, per il tuo bambino, per te. Senza paura non significa necessariamente senza rimpianti, senza sensi di colpa, senza rabbia, senza risentimenti. Significa semplicemente che non sei spaventata dalla tua scelta, perché sai che è sicura, e sai che è stata giusta”  [22].

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che “La grande maggioranza delle madri può e dovrebbe allattare, così come la grande maggioranza dei neonati può e dovrebbe essere allattata. Solo in circostanze eccezionali il latte di una mamma può essere considerato inadatto al suo neonato [23]; nella maggioranza delle condizioni di salute che riguardano la mamma o il bambino, l’allattamento dovrebbe continuare. Le ragioni mediche accettabili per cui un bambino non dovrebbe ricevere latte materno sono molto poche, come le seguenti  [24]:

Condizioni mediche del bambino:

  • Galattosemia
  • Leucinosi (MUSD)
  • Fenilchetonuria

Condizioni mediche della madre:

  • Infezione da HIV laddove la madre non abbia ricevuto trattamenti antiretrovirali e laddove l’alimentazione con formula sia considerata sicura
  • Malattie gravi, per es. la sepsi
  • Virus Herpes simplex tipo 1 su entrambi i seni in corso di trattamento

Terapie con farmaci sedativi psicoterapeutici, farmaci anti-epilettici e oppioidi, iodio 131 radioattivo, iodio topico, chemioterapia citotossica”.

Poiché lavoro per risolvere le difficoltà di allattamento, so meglio di molti altri che, quando l’allattamento è stato mal gestito, le integrazioni al latte materno possono essere salvavita nel proteggere lo stato nutrizionale del neonato. Se non si può avere latte umano da donatrice o da banca del latte, la formula può essere necessaria nel breve termine mentre la madre si impegna ad incrementare la sua produzione di latte. Raramente il bambino può aver bisogno di un’aggiunta per molti mesi. La maggior parte delle volte è possibile individuare la causa ed identificare la successione di eventi che hanno portato all’insuccesso dell’allattamento, ed impiegare strategie e tecniche che incrementeranno la produzione di latte risolvendo gradualmente il problema. A volte, anche se la poppata diretta al seno non è possibile, l’alimentazione con latte materno usando un altro metodo di somministrazione può essere ottenuta con successo per settimane, mesi, o perfino anni.

Scelta e capacità

Per chiarire che, se fornite di sufficienti informazioni aggiornate ed assistenza esperta quando ne hanno bisogno, il 99,9% delle neomamme produrranno abbastanza latte per i loro bambini, è importante distinguere la differenza fra scelta e capacità, . Al tempo stesso è di vitale importanza fornire assistenza sensibile al piccolo numero di singole madri che sono fisicamente incapaci di allattare. Quando c’è una insufficienza di latte secondaria, dovuta ad una cattiva gestione dell’allattamento, le madri che fanno allattamento misto possono fornire (ai loro bambini?):

TUTTI i benefici emotivi, incoraggiando la suzione di consolazione ogni volta che il bambino vuole, e somministrando latte materno e integrazioni al seno, attraverso l’uso di un dispositivo di alimentazione supplementare.

TUTTA la protezione immunologica. Quando il volume di latte è poco, come nel colostro e nel latte del periodo di svezzamento, gli anticorpi sono concentrati nel colostro o nel latte del periodo di svezzamento [25], [26]

UNA PARTE della nutrizione. Quando la produzione di latte materno è bassa, le aggiunte possono essere necessarie per colmare il deficit nutrizionale, ma il bambino parzialmente allattato riceve comunque dal latte materno enzimi, ormoni, acidi grassi, proteine e zuccheri che non possono essere ottenuti da nessun’altra fonte, e perfino 50 ml di latte materno al giorno sono di enorme beneficio per il bambino.

I diritti di chi?

È difficile trovare il diritto di una donna di nutrire con la formula elencato da qualche parte nella letteratura sui Diritti Umani. Al contrario, la Convenzione delle Nazioni unite sui Diritti del Bambino, la dichiarazione dei diritti dei bambini più completa mai prodotta, [27], [28] riconosce che ogni bambino ha il diritto al godimento del più elevato standard di salute raggiungibile, con il miglior interesse del bambino in primo piano in tutte le azioni e politiche che riguardano il suo sviluppo, salute, e sopravvivenza. In particolare, tutti i settori della società devono essere informati dei vantaggi dell’allattamento.

Che cosa serve?

Concludo con il concetto che l’allattamento è un comportamento appreso.

Le  ragazze e le neomamme hanno bisogno di ricevere:

  • il messaggio chiaro sul fatto che l’allattamento è utile perché il valore del loro latte per i loro bambini è insostituibile;
  • sufficiente aiuto ed informazioni per essere certi che l’allattamento abbia successo, il che significa che il bambino cresce in buona salute;
  • politiche nazionali che supportino il diritto ad allattare delle madri lavoratrici.

Dovrebbe essere visto come uno scandalo nazionale che un sistema sanitario possa non equipaggiare i suoi operatori sanitari con le capacità e l’esperienza necessarie per motivare ed assistere le madri ad avviare e mantenere l’allattamento.

C’è anche una responsabilità delle madri stesse a cercare aiuto quando si imbattono nelle difficoltà. Una ricerca su Google con i termini “Breastfeeding Help” rende 55 milioni di risultati in meno di mezzo secondo.[1]

È disponibile assistenza esperta in un solo clic incluso, in Inghilterra, una linea telefonica d’aiuto per l’allattamento con collegamenti a quattro organizzazioni di supporto, per esempio La Leche League, e a più di 400 Consulenti professionali in allattamento IBCLC.[2]

Alla fine, essere in grado di mantenere il tuo bambino ben nutrito, felice, e in salute al seno è uno dei doni più grandi della vita. Sono così fortunata ad aver avuto l’aiuto di cui avevo bisogno per allattare il mio primo figlio  e poi i miei gemelli. Non riesco ad immaginare la perdita se non avessi potuto godere di questa meravigliosa esperienza.

Bibliografia

[1] Blyth, R., Creedy, D., Dennis, C., Moyle, W., Pratt, J., and De Vries, S. Effect of maternal confidence on breastfeeding duration: an application of breastfeeding self-efficacy theory. Birth 2002;29(4):278-84.

[2] Li, R., Fein S., Chen, J., Grummer-Strawn, L. Why Mothers Stop Breastfeeding: Mothers’ Self-reported Reasons for Stopping During the First Year, Pediatrics 2008;122;S69, DOI: 10.1542/peds.2008-1315i.

[3] Kids Health, accessed  November 22, 2015.

[4] Grummer-Strawn, L. & Rollins, N. World Health Organization, Summarising the health effects of breastfeeding. Acta Paed 2015;104:1-2, November 2015 and subsequent special issue.

[5] Bartick, M. & Reinhold, A. The burden of suboptimal breastfeeding in the United States: a pediatric cost analysis. Pediatrics 2010;125(5):e1048-56 doi: 10.1542/peds.2009-1616. Epub 2010 Apr 5.

[6] Bartick, M., Stuebe, A., Schwarz E., Luongo, C., Reinhold, A,, Foster, E. Cost analysis of maternal disease associated with suboptimal breastfeeding, Obstetrics & Gynecology 2013;122(1):111-119, doi:10.1097/AOG.0b013e318297a047.

[7] Renfrew, M. et al. Preventing disease and saving resources: the potential contribution of increasing breastfeeding rates in the UK UNICEF UK October 2012.

[7a] Victora, C. et al. Breastfeeding in the 21st century: epidemiology, mechanisms, and lifelong effect The Lancet 30 January 2016; 387 (10017): 475-490.

[8] Akre, J. The Problem with Breastfeeding: a personal reflection, Hale Publishing 2006.

And see: WHO , Akre J, editor: Infant Feeding, the Physiological Basis, Bulletin of the World Health Organization, 1989 Supplement to Vol 67.

[9] The Journal.ie National Breastfeeding Week: Irish breastfeeding rates below European neighbours, Oct 1, 2012.

[10] UNICEF 2003. Statistical Tables: Economic and Social Statistics on the Countries and Territories of the World with Particular Reference to Children’s Wellbeing, calculated births in industrialised nations as percentage of world births, figures for 2003.

[11] UNICEF 1990, Innocenti Declaration.

[12] Rafael, D. The Tender Gift: Breastfeeding, Knopf Doubleday Publishing Group,  September 12, 1955.

[13] Neville, M. & Niefert, M. Lactation: Physiology, Nutrition and Breast-Feeding, Plenum Press 1983.

[14] Spence, J. The Decline of Breastfeeding, (a discussion in the Section of Diseases of Children at the Annual Meeting of the British Medical Association, Plymouth) British Medical Journal, Oct 8, 1938:729-733 (accessed  October 5, 2015).

[15] Marian Tompson, LLLI Founder, Personal Communication with Betty Crase shared with the author on October 29, 2012.

[16] Jung, C. Overselling Breastfeeding, Op-ed piece in New York Times, October 16, 2015.

[17] Barston, S. Bottled Up: How the Way We Feed Babies Has Come to Define Motherhood, and Why It Shouldn’t, University of California Press, October 2012. 

[18] Stoller, D. A father’s perspective on the Similac ad, The Badass Breastfeeder, (accessed November 23, 2015).

[19] Wallace, K. Similac commercial is a hit. Judgy moms and dads face off in hit ad. January 28, 2015, CNN.

[20] Fearless Formula Feeder Facebook page.

[21] Kristina Wright. 8 Reasons to Formula Feed Your Baby, July 10, 2015. 

[22] Fearless Formula Feeder Facebook page meme, accessed November 23, 2015. 

[23] WHO 2003 Global Strategy for Infant and Young Child Feeding, clause 18, page 10. 

[24] WHO 2009, Acceptable medical reasons for use of breast milk substitutes. 

[25] Goldman, A., Garza, C. et al. Immunologic factors in human milk during the second year of lactation. Act Paediatr. Scand. 1983, 72, 461-2.

[26] Pietersen, B. et al. Quantitative determination of immunoglobulins, lysozyme and certain electrolytes in breastmilk during the entire period of lactation during a 24-hour period and in milk from the individual mammary gland. Act Paediatr. Scand. 1975, 64, 709-717.

[27] UN (1989) Convention of the Rights of the Child. Adopted and opened for signature, ratification and accession by General Assembly resolution 44/25 of 20 November 1989; entry into force 2 September 1990, in accordance with article 49. 

[28] UN Convention on the Rights of the Child, General comment No. 15 (2013) on the right of the child to the enjoyment of the highest attainable standard of health (art. 24)* April 2013. 

[1]     In Italiano “Allattamento Aiuto” 574000 risultati in 0,37 secondi.

[2]     In Italia Esiste il numero nazionale La Leche League 199432326 che mette in contatto con le Consulenti

Pamela-Morrison-ibclc-breastfeedingtodayPamela Morrison è madre di tre figli grandi, inclusi due gemelli, tutti allattati. È diventata Consulente de La Leche League in Zimbabwe e poi la prima IBCLC in questo Paese, dove ha esercitato  fino al 2003. Pamela ora vive in Inghilterra, dove le piace lavorare assistendo madri che desiderano aumentare la loro produzione di latte in circostanze difficili, per esempio che desiderano indurre la lattazione o rilattare, per bambini adottati, surrogati, o malati, o quelle i cui bambini presentano aumento di peso inadeguato o un ritardo di crescita.

Traduzione: Silvia Scozzafava

Revisione: Misha Laudicina e Carla Scarsi


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